RIFIUTI / Fratelli Broche e Giuseppe Anthony Di Martino


Artisti:

Fratelli Broche in collaborazione con Giuseppe Anthony Di Martino

Curatela:

Adiacenze

Periodo:

Dal 5 al 27 maggio 2017

Venerdì 5 maggio alle ore 19:30, Adiacenze inaugura la mostra “RIFIUTI” dei Fratelli Broche in collaborazione con Giuseppe Anthony Di Martino.
RIFIUTI è una ricerca che indaga su un fenomeno sociale antropologico e architettonico degli ultimi tempi: la scomparsa del tradizionale bidone dell’immondizia. Dal punto di vista artistico, i Fratelli Broche andranno a rappresentare metaforicamente il valore dei rifiuti della società contemporanea. La trasformazione che stiamo vivendo non riguarda solo una aumentata coscienza del fatto che presto potremmo essere sommersi di rifiuti, o del fatto che stiamo facendo del male al nostro pianeta, ma riguarda anche un mutamento della visione delle nostre città. Il cambiamento in sé non è né positivo né negativo: è un’evoluzione necessaria data dalle nuove abitudini, dalle nuove conoscenze e dal nostro tempo. Ma questa metamorfosi architettonica della città, che ripercussioni ha sulla vita comune di ognuno di noi? I Fratelli Broche, che da sempre hanno come oggetto della loro ricerca tematiche legate al riutilizzo di oggetti che li trasforma donandogli spesso una nuova funzione, con “RIFIUTI” metabolizzano il fenomeno della nuova tipologia di smaltimento e recupero dell’immondizia, concentrandosi sulla rivoluzione culturale, tecnica e antropologica che ne è conseguita.
La mostra si apre con 8 fotografie scattate da Giuseppe Anthony Di Martino a testimonianza del mondo che gravitava attorno ai rifiuti, un mondo che rimarrà nel ricordo delle persone che l’hanno vissuto o solamente visto e che le generazioni future non potranno esperienziare. I tableaux vivants inscenati per le vie di Bologna dai Fratelli Broche e immortalati dal giovane fotografo, raffigurano la metafora del ritrovamento di quella che per alcuni può essere una ricchezza, mentre per altri può anche non esserlo, tanto da gettarla nei bidoni dell’immondizia che in questa occasione divengono simboli totemici dell’imperante consumismo.
Questa prima sezione espositiva porta all’installazione, fulcro della mostra: una riproduzione di una vera e propria discarica in cui alcuni degli oggetti gettati si trovano ad avere una nuova funzione. Cappellini anni Cinquanta vengono utilizzati da volatili per la nidificazione e divenendo loro dimore: la gerarchia uomo-natura entra in cortocircuito e la formalità e il distacco borghese, rappresentati da questi oggetti, vengono annientati metaforicamente dall’istinto primordiale naturale. Infine, al piano interrato, un video che contiene diverse sfaccettature di significato: il fenomeno del consumismo elevato all’estrema potenza, l’indifferenza della gente e l’appiattimento dei valori dilagante. Se ben si pensa al ruolo che l’artista ha o dovrebbe avere nella società, la mostra RIFIUTI ne è una metafora evidente: l’artista, infatti, è circondato da oggetti, da materiali non considerati o scartati dai più, ma che solo loro riescono a trasformare in altro.